I sofisti non erano solo saggi; erano i primi insegnanti a pagamento.
Prima di loro, i poeti o i medici venivano pagati, ma l'insegnamento del sapere era visto diversamente.
I sofisti, invece, trasformarono la cultura in un mestiere.
Viaggiando di città in città, acquisirono una mentalità aperta e cosmopolita. Erano consapevoli che ogni civiltà ha i propri costumi e credenze, e portarono questa ventata di novità nel cuore della Grecia.
Il termine originario significava "sapientissimo".
Platone e Aristotele vedevano i sofisti come persone che usavano il linguaggio per ingannare piuttosto che per cercare la Verità.
I sofisti insegnavano la virtù politica:
1. Vivere in società: Saper partecipare ai dibattiti pubblici.
2. Persuasione: Capacità di convincere gli altri delle proprie idee.
3. Padronanza del linguaggio: Usare la parola come uno strumento per rappresentare i propri interessi.
Prodico vede nel linguaggio il fondamento della civiltà. Studia l'origine delle parole e le loro sfumature
per dimostrare che il mondo umano è basato su convenzioni simboliche.
Ippica e Antifonte: Sostengono la superiorità della legge di natura (immutabile e universale) su quella
umana (artificiale e relativa).
Antifonte afferma che siamo tutti uguali per natura (stessi bisogni biologici); le distinzioni tra nobili,
plebei o Greci e barbari sono solo convenzioni sociali.
- La giustizia non è un valore morale, ma l'utile di chi comanda.
- Le norme sono inventate dai potenti per tutelare i propri privilegi a danno dei deboli.
Nel IV secolo, la sofistica diventa "eristica", ovvero l'arte di prevalere in un dibattito con trucchi
linguistici. Si perde ogni interesse per la verità o la virtù civile, riducendo la filosofia a una pura tecnica di
scontro verbale.
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