SOCRATE
Socrate vive in un'epoca di crisi e insicurezza (V secolo a.C.). Come i sofisti, concentra la sua attenzione sull’uomo e sulla parola, ma se ne distacca profondamente per due motivi:
-Mentre i sofisti credevano che la verità fosse relativa, Socrate cerca verità universali basate sui valori dell'interiorità.
-Le classi conservatrici lo guardavano con sospetto, assimilandolo erroneamente ai sofisti. Un esempio è
la commedia Le Nuvole di Aristofane, dove Socrate viene ridicolizzato come un intellettuale stravagante
che "perde tempo" in speculazioni astratte nel suo "pensatoio".
Socrate non scrisse nulla perché riteneva che la filosofia fosse un dialogo vivoe non una dottrina statica. Le nostre informazioni derivano da fonti indirette (soprattutto Platone, Senofonte e Aristotele).
- L'oracolo di Delfi lo proclamò l'uomo più sapiente. Socrate capì che la sua sapienza risiedeva nella
consapevolezza di non sapere. Mentre gli altri credevano di essere esperti in qualcosa senza esserlo, lui
sapeva di ignorare, e questa consapevolezza lo rendeva libero di cercare la verità.
Socrate sentiva il dovere morale di "svegliare" gli ateniesi dal loro torpore intellettuale, mettendoli in
discussione per spingerli a prendersi cura della propria.
Nonostante fosse un cittadino esemplare, Socrate fu processato dalla restaurata democrazia ateniese con accuse precise:
1. Empietà Non onorare gli dei della città e introdurre nuove divinità.
2. Corruzione dei giovani: Spingerli a dubitare delle certezze tradizionali.
Socrate affrontò il processo e la condanna con estrema coerenza. Rifiutò di fuggire dal carcere perché riteneva che le leggi, anche se appliqcte ingiustamente, andassero rispettate. La sua morte per cicuta divenne l'emblema della "totale compenetrazione tra pensiero e vita": egli preferì morire piuttosto che tradire i propri principi filosofici.
Per Socrate, il dialogo deve portare alla chiarezza concettuale. Egli interrogava i suoi interlocutori (spesso esperti o sapienti) chiedendo definizioni universali di concetti come "virtù", "coraggio" o "bene".
Il suo obiettivo non era vincere la discussione (come facevano i sofisti con la retorica), ma giungere a un accordo linguistico e concettuale che fosse la base per una vita morale vera.