domenica 24 maggio 2026

Aristotele

   

    ARISTOTELE

Dopo aver studiato i singoli termini (le Categorie), Aristotele passa a esaminare il livello logico successivo: le proposizioni (o giudizi), che nascono dalla combinazione di più termini (un soggetto e un predicato, es. "Socrate è uomo").

La logica aristotelica si occupa solo delle proposizioni dichiarative o assertive (dette apofantiche), ovvero quelle affermazioni che possono essere giudicate vere o false. Sono escluse le preghiere, i comandi o le esclamazioni.

Le proposizioni apofantiche vengono classificate in base a due criteri fondamentali:

 Qualità: Possono essere Affermative (uniscono un soggetto e un predicato) o Negative (separano un soggetto da un predicato).

 Quantità: Possono essere Universali (il soggetto è universale e preso nella sua totalità, es. "Tutti gli uomini") o Particolari (il soggetto riguarda solo una parte di una classe, es. "Alcuni uomini"). Esistono anche le singolari (es. "Socrate"), ma Aristotele le assimila perlopiù alle particolari nelle sue leggi logiche.

Per mostrare i rapporti che intercorrono tra i quattro tipi di proposizioni, i logici medievali hanno formalizzato il pensiero di Aristotele in uno schema celeberrimo, il Quadrato Logico, contrassegnando i tipi di proposizione con le prime vocali dei verbi latini AffIrmo e nEgO:

 A = Universale Affermativa (Tutti gli uomini sono dotti)

 E = Universale Negativa (Nessun uomo è dotto)

 I = Particolare Affermativa (Alcuni uomini sono dotti)

 O = Particolare Negativa (Alcuni uomini non sono dotti)

I Rapporti logici tra le proposizioni

1 Relazione di Contrarietà (A - E): Intercorre tra le due universali. Non possono essere entrambe vere contemporaneamente, ma possono essere entrambe false (es. è falso che tutti sono dotti, ed è altrettanto falso che nessuno lo sia).

2 Relazione di Subcontrarietà (I - O): Intercorre tra le due particolari. Possono essere entrambe vere contemporaneamente (es. alcuni sono dotti e altri no), ma non possono essere entrambe false.

3 Relazione di Contraddittorietà (A - O e E - I): È l'opposizione più forte (diagonale). Se una delle due è vera, l'altra è necessariamente falsa, e viceversa. Non possono essere né entrambe vere né entrambe false.

4 Relazione di Subalternità (A - I e E - O): È il rapporto di dipendenza della particolare rispetto all'universale. Se l'universale è vera, lo è necessariamente anche la particolare (se tutti gli uomini sono mortali, lo sarà anche qualche uomo).

Il cuore della logica aristotelica è il sillogismo, definito come il perfetto ragionamento deduttivo. Nel sillogismo, poste due premesse, ne consegue necessariamente una conclusione.

Un sillogismo standard è composto rigorosamente da tre proposizioni (Premessa maggiore, Premessa minore, Conclusione) e contiene tre termini logici:

1 Termine Maggiore: Ha l'estensione più ampia e si trova nella premessa maggiore e come predicato nella conclusione.

2 Termine Minore: Ha l'estensione più ristretta e si trova nella premessa minore e come soggetto nella conclusione.

3 Termine Medio: È la chiave di volta del ragionamento. Ha un'estensione intermedia e compare in entrambe le premesse ma scompare nella conclusione. Il suo compito è fare da ponte logico e unire il termine minore al maggiore.

Un punto cruciale della logica di Aristotele è la netta distinzione tra la validità formale di un ragionamento e la sua verità materiale:

 Un sillogismo è valido quando i passaggi logici sono corretti, a prescindere dal fatto che i dati di partenza siano veri o falsi (coerenza interna).

 Un sillogismo è vero solo se le premesse di partenza corrispondono alla realtà dei fatti.


Il termine "Metafisica" non è di Aristotele (che parlava invece di "filosofia prima"), ma fu coniato dai catalogatori successivi per indicare i libri posizionati dopo quelli di fisica (metà tà physiká).

Mentre le scienze particolari studiano solo una sezione specifica della realtà (es. la matematica studia la quantità, la fisica il movimento), la metafisica ha l'oggetto più ampio e nobile di tutti. Aristotele ne dà quattro definizioni celebri, che indicano quattro aspetti dello stesso problema:

1 Lo studio delle cause e dei principi primi.

2 Lo studio dell'essere in quanto essere (l'ossatura comune a ogni realtà).

3 Lo studio della sostanza.

4 Lo studio di Dio e della sostanza immobile (teologia).

Studiare l'essere in quanto essere significa cercare le caratteristiche fondamentali che appartengono a qualunque cosa per il semplice fatto che esiste, prima ancora di capire se sia un animale, un numero o un colore.


Conoscere scientificamente una cosa significa, per Aristotele, capirne la causa (scire est per causas). Per spiegare l'esistenza, la struttura e il mutamento di qualunque oggetto (sia naturale che artificiale), non basta una sola causa (come pensavano i filosofi naturalisti con l'acqua o il fuoco), ma occorre individuare quattro cause concorrenti:

1 Causa Materiale: La materia o il materiale di cui l'oggetto è composto (es. l'argento di una coppa).

2 Causa Formale: La forma, il modello o la struttura geometrico-essenziale dell'oggetto (es. il disegno o la forma della coppa).

3 Causa Efficiente: La forza, l'agente o l'azione che dà inizio al movimento o alla produzione dell'oggetto (es. l'artigiano che modella l'argento).

4 Causa Finale: Lo scopo, l'obiettivo o la funzione a cui l'oggetto è destinato (es. contenere il vino durante un banchetto).


Mentre la metafisica studia l'essere in generale, la Fisica (o "filosofia seconda") studia la natura (phýsis), ossia le sostanze sensibili e in movimento.

Aristotele classifica quattro tipi di movimento o mutamento:

1 Movimento sostanziale: La generazione e la corruzione (nascere e morire, cioè l'acquisto o la perdita di una forma da parte del sinolo).

2 Movimento qualitativo: L'alterazione (es. una foglia che cambia colore cambiando una sua qualità).

3 Movimento quantitativo: L'aumento e la diminuzione (la crescita biologica o il rimpicciolimento).

4 Movimento locale: Lo spostamento da un luogo a un altro. È il movimento fondamentale a cui si riducono tutti gli altri.


Aristotele immagina un universo geocentrico, chiuso e finito, diviso nettamente in due zone:

 Mondo Sublunare (la Terra): Composto dai quattro elementi tradizionali (Terra, Acqua, Aria, Fuoco). Qui i movimenti sono rettilinei, imperfetti e soggetti a generazione e corruzione. Ogni elemento tende al proprio "luogo naturale" in base al peso (la Terra e l'Acqua tendono verso il basso, l'Aria e il Fuoco verso l'alto).

 Mondo Sopralunare (i Cieli): Composto da un quinto elemento perfetto, cristallino e incorruttibile: l'Etere. Nei cieli non c'è corruzione, e l'unico movimento ammesso è quello circolare ed eterno, considerato il più perfetto perché privo di inizio e di fine.


Nel trattato Sull'anima (De Anima), Aristotele studia la biologia e la psicologia degli esseri viventi. Sganciandosi totalmente dal dualismo di Platone (che vedeva l'anima imprigionata nel corpo), Aristotele applica all'essere umano il principio dell'ilemorfismo (materia e forma):

 Il corpo rappresenta la materia (il supporto fisico e organico).

 L'anima (psyché) rappresenta la forma immanente del corpo.

Aristotele definisce l'anima come "l'atto primo di un corpo naturale che ha la vita in potenza". In parole semplici: l'anima è la struttura operativa e l'energia vitale che fa funzionare un corpo organico. Di conseguenza, per Aristotele l'anima non è immortale: quando il corpo muore, l'anima (intesa come forma e funzionamento di quel corpo) si dissolve con esso. 

L'anima è unica, ma si articola in tre funzioni o facoltà crescenti, che descrivono i diversi livelli della scala biologica dei viventi:

1 Funzione Vegetativa: Presiede alle attività biologiche primarie: la nutrizione, la crescita e la riproduzione. È propria di tutti gli esseri viventi (piante, animali, uomini).

2 Funzione Sensitiva: Presiede alla sensibilità (percezione dei sensi), al movimento nello spazio e ai desideri/istinti. È propria degli animali e degli uomini.

3 Funzione Intellettiva: Presiede al pensiero astratto, alla scelta razionale e al linguaggio. È una facoltà esclusiva dell'uomo, che lo differenzia da tutti gli altri esseri della natura.













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